La pittofotografia: Cos’è?
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Chi partecipa attivamente ad un’associazione di fotografi, sa perfettamente che nel mondo della fotografia esistono due scuole di pensiero:
• i puristi che presentano lo scatto senza interventi di post-produzione, esaltando la capacità di enfatizzare l’immagine al momento stesso dello scatto;
• i possibilisti che intervengono con strumenti software di post-produzione per correggere eventuali distorsioni presenti nello scatto o, addirittura, per stravolgere l’immagine e renderla, secondo i propri gusti, maggiormente gradevole.
La pittofotografia unisce, pur nella sua specificità, le due scuole di pensiero utilizzando la purezza dell’inquadratura come base indispensabile, propedeutica, all’intervento successivo e la possibilità di utilizzare strumenti software per un intervento di post-produzione.
Come valore aggiunto, utilizza una tavoletta grafica per intervenire manualmente, attraverso pennellate o aggiustamenti scenici. Ciò al fine di aggiungere anche le emozioni dell'autore, fino ad approdare a un vero e proprio quadro pittorico che ha, come dice il prof. Fb. Vitolo, la sfumata pastosità di un quadro ed il preciso realismo di una fotografia.
Schematizzando, il procedimento si sintetizza in cinque fasi: scatto fotografico; ritocco; elaborazione pittorica; stampa; montaggio tela.
• La prima fase (scatto fotografico) prevede il supporto digitale in formato RAW ed è, probabilmente, la fase più importante perché è la base sui cui poggiare gli interventi successivi;
• La seconda fase (ritocco) prevede la personalizzazione della fotografia eliminando inutili orpelli e rendendo suggestiva la scena con colori, luminosità e contrasti. Il software utilizzato è quello a corredo della fotocamera;
• La terza fase (elaborazione pittorica, la fase più creativa ed impegnativa) prevede, con l’ausilio di una tavoletta grafica e con del software specifico, la simulazione di pennellate fino a creare un vero e proprio dipinto;
• La quarta fase (stampa su tela) prevede la stampa su tela pregiata, con l’utilizzo d'inchiostri a pigmento per un utilizzo sicuro in tutti gli ambienti, nel pieno rispetto della salute. I colori sono garantiti nel tempo anche con esposizione alla luce intensa;
• La quinta fase (montaggio tela) prevede un lavoro di tipo artigianale. L’autore costruisce personalmente il telaio con legno d'abete e tende con delicatezza la tela sul telaio. Quest’ultimo ha una smussatura ai bordi che addolcisce l’insieme rendendo possibile appendere la pittofotografia alla parete senza ulteriori costi per cornici. Il formato del telaio si aggira, normalmente, sul 50 x 70 cm ma può arrivare fino al 100 x 150 cm.
Quali sono gli spazi per l'artista nel creare una pittofotografia?
Indubbiamente è una forma artistica non minimamente paragonabile all'arte del dipingere. I limiti sono rappresentati dal punto di partenza: uno scatto fotografico. Non può prescindere da uno scatto fotografico.
Però per meglio comprendere i suoi limiti e, quindi, il suo campo d'applicazione è bene riflettere su ciò che è agli antipodi della fotografia: l'astrattismo.
Esso è spesso definito come espressione artistica che non può essere riconducibile ad un'immagine reale e, quindi, fotografabile.
Tuttavia, maestri famosi dell'astrattismo come Piet Mondrian, Josef Albers, Mario Radice, nelle loro opere, hanno realizzato forme che sono riconducibili a geometrie pure e a forme che hanno, intrinsecamente, una rappresentazione vivida della realtà. Nella pittofotografia esemplificativa, partendo da uno scatto originale di un grappolo di ciliegie, si è arrivati, ad un'astrazione pura e assoluta.
Ovviamente, il richiamo ad artisti famosi è di tipo tecnico e non vuole essere pretenzioso. Serve solo a rilevare la possibilità, per l'appassionato di fotografia, di affacciarsi, per hobby o altro motivo, verso scenari sconosciuti, ma affascinanti. Ciò per poter aggiungere, alla magnifica esperienza di uno splendido scatto, anche un sentimento di intima emotività.


