Il Paese di Romeo e Giulietta

Giulietta e Romeo
Giulietta e Romeo

Il Paese di Leonardo, Michelangelo, Dante, Galileo, Colombo, Pavarotti, Machiavelli e, perché no, anche di Romeo e Giulietta. Il nostro è veramente un Paese unico per storia, arte, bellezze naturali, uomini. Negli ultimi vent'anni si è completamente arenato, a mio avviso, e attualmente ci stiamo avvitando su noi stessi, senza possibilità di uscirne facilmente.

 

Non sono un esperto, anzi sono sicuramente più vicino all'uomo della strada che ai palazzi della politica, ma, molto sommessamente, addebito tale responsabilità a chi ha dato troppo potere a una sola persona (anche a una certa sinistra che, quando aveva la possibilità di fare una legge sul conflitto d'interesse, ritenne fosse più urgente proporre le 35 ore settimanali e mandò a casa Prodi). Non esiste al mondo, una nazione democratica che abbia dato tanto a una sola persona (leggi Berlusconi). Potere politico, potere economico, potere mediatico. La democrazia, poiché tale, si dovrebbe mantenere sull’equilibrio dei vari poteri.

 

Nell'ultima campagna elettorale, invece di parlare di programmi e proposte per uscire dalla crisi, in televisione, tutti i candidati correvano appresso a B. ed imitare il suo format mediatico. Persino il supersobrio Monti ha dato il meglio di sé... non se ne può più. La gente è esasperata e, quindi,  invece di votare "per", vota "contro". Da qui al "populismo" il passo è breve. Ma cerchiamo, in sintesi, di capire cosa è successo. 

 

Negli ultimi vent'anni è cambiato notevolmente il comune sentire degli italiani. Era radicata ai più  l'illusione che si poteva fare a meno dello Stato, l'importante era apparire, più che essere, bisognava curare molto la persona e la comunicazione e, soprattutto, essere furbi e funzionali alla corruzione imperante. Tanto, i problemi gravi per il Paese erano i comunisti, le toghe rosse e i giornalisti della carta stampata. Insomma si era realizzato il "berlusconismo". Non ci si rendeva conto del dramma che era alla porta.
 

Oggi vediamo sostanzialmente due schieramenti, da una parte gli italiani che considerano pagare le tasse un'opzione, perché versate in differita e non alla fonte. Queste persone, con il berlusconismo, hanno acquisito la mentalità che lo Stato non funziona e che, quindi, per difendersi, diventa legittimo sottrarsi agli obblighi fiscali. Secondo me, finché Berlusconi sarà presente sulla scena politica, potrà sempre contare sul minimo garantito rappresentato da tali suffragi.


Dall'altra parte dello schieramento, sono presenti le persone che le tasse le versano obbligatoriamente alla fonte, con un'aliquota marginale tra le più alte d'Europa. Esse sono disperate per il basso reddito e per la loro paradossale, nonché drammatica condizione di pagare tasse anche per gli altri, spesso molto più ricchi. Un calcio insopportabile a una normale redistribuzione del reddito ed a una comune giustizia sociale.


In questo scenario si è inserita quella che gli esperti definiscono Crisi Economica Globale. Quindi disoccupazione, disperazione, radicalismo e populismo in quantità che non ci possiamo consentire per via dell'enorme debito pubblico che macina inesorabilmente le nostre poche risorse disponibili. Siamo un Paese fortemente a rischio.


Rimane solo la speranza del nuovo Parlamento, per fortuna rinnovato: molti più giovani e tante, tantissime donne. Credo, al di là delle appartenenze politiche, sia giunto il momento in cui si dovrà decidere il nostro futuro. Soprattutto quello di milioni di giovani cui siamo stati capaci di togliere anche una virtù così importante come la speranza.

 

Una virtù su cui avevano costruito il loro eterno amore Romeo e Giulietta.

P.S.: Questo articoletto è tratto da una mia risposta a un commento di un visitatore ne "Il libro degli ospiti", presente sul sito, in occasione delle elezioni politiche di febbraio 2013.

28.02.2013