Il PIL della felicità

La borsetta di mammà
...Che i mattini d’estate siano tanti...
...Che i mattini d’estate siano tanti...

La moderna scienza economica impone come strumento di misurazione del benessere, il cosiddetto PIL (Prodotto Interno Lordo). Non sono esperto di economia, sembra che questo indice riassuma il valore dei beni e dei servizi prodotti dagli abitanti di un Paese nel corso dell'anno, sia essi lavoratori dipendenti, sia essi imprenditori. Quindi il successo economico, sul piano internazionale, del nostro Bel Paese è percepito in funzione di quanto misura il PIL. Esso, purtroppo, non tiene conto di altri fattori che pure concorrono notevolmente al benessere della Nazione.

 

Il 18 marzo del 1968, tre mesi prima di essere ucciso, Robert Kennedy presso l'università del Kansas pronunciava, già allora, un discorso sull'inadeguatezza del PIL. Affermava:
"...Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere..."

e ancora:
 "...Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta...".

 

Per deduzione, un Paese che consegue un PIL sufficiente, non necessariamente regala una vita felice alla propria popolazione. Ciò posto, diventa ragionevole affermare che la felicità non è il conseguimento dello scopo, bensì la spinta verso la destinazione. Insomma la felicità è il viaggio, non la meta...

 

La vita è il viaggio, non si può rinunciare a essa per qualche punto di PIL!  A tal proposito non ho potuto fare a meno di ricordare una meravigliosa poesia del greco Konstantinos Kavafis scritta nel 1911. La voglio proporre ai miei gentili visitatori:

ITACA

"Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle, coralli, ebano e ambre,
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare."

Mi rendo conto che correlare il PIL con Itaca di Constantino Kavafis può sembrare quanto meno rischioso, azzardato. Ma, come ho già scritto altre volte, mi permetto d'insistere nel dire che la vita è un regalo che ci viene fatto una volta soltanto. E' lei il nostro viaggio, l'esistenza che ci regala i "mattini d'estate", le "madreperle, coralli, ebano e ambre", i "profumi inebrianti" e le "cose dai dotti".

 

Itaca è solo la fine del viaggio.

 

 05.12.2013