La nuova rete

Cilento - Pescatore
Cilento - Pescatore

Qualche giorno addietro, ho letto un articolo su un quotidiano online che parlava degli immigrati, magrebini e non. Essi non si accontentano più dell'Italia come Paese nel quale costruire il loro futuro e realizzare i loro sogni. L'Italia è solo un Paese di transito. I sogni si realizzano altrove, in Francia, Germania, etc. etc. Una nuova rete di bisogni e soddisfacimenti si sta sviluppando, scriveva il giornalista.

 

Da ciò qualche mia considerazione. Il giovane italiano scolarizzato, non trovando il lavoro in virtù del quale ha studiato, è costretto ad emigrare pure lui. Per fortuna, all'estero, nella stragrande maggioranza dei casi, c'è ancora il metro della meritocrazia. Per cui, chi è preparato ed è disponibile a impegnarsi avrà lo spazio dovuto. Dovrà competere, per affermarsi, con i residenti, con gli altri immigrati succitati, con le avversità che, inevitabilmente, incontrerà un giovane lontano dalla propria terra natia. Alla fine, se tutto è andato per il verso giusto, sarà gratificato per il lavoro, il salario e il tenore di vita che avrà realizzato.

 

La scuola italiana, per decenni fiore all'occhiello del nostro Paese, per una politica dissennata e miope, sta andando alla deriva. E credo in modo irreversibile. Ovviamente la qualità dell'insegnamento e della preparazione degli alunni tenderà sempre più a diminuire. Credo sia legittima una domanda. Se scadrà (ed io credo che in alcune realtà geografiche sia già scaduto) il grado di preparazione, questi giovani potranno essere bravi, e quindi competitivi, così come lo sono stati fino ad ora?

 

Mi permetto qualche dubbio. Per risanare l'economia del nostro Paese va bene mettere le tasse, va bene tagliare la spesa pubblica, va bene fare tutti i sacrifici dovuti, ma per favore, non distruggete quella che ancora si chiama speranza. Non sono un insegnante e non ho insegnanti in famiglia, mi pregio di far parte di una generazione da sempre consapevole che la cultura deve essere un valore fondante per uno Stato. Per fortuna è solo da poco tempo che qualche ministro/scienziato ha sentenziato che con "la cultura non si mangia". Mi permetto di affermare che è vero proprio il contrario. Pian, pianino con l'abbassamento dei salari, i tagli alla ricerca, i mancati investimenti per un'economia più tecnologica, ci stanno portando a essere competitivi, forse e con tutto il rispetto, solo con i paesi Asiatici e Africani. Quindi, ancora più miseria, corruzione, disoccupazione.

 

Altro che Europa! E' questo che i giovani italiani meritano?

 

22.01.2013