Piccolo è bello

Paestum - Picnic in pineta
Paestum - Picnic in pineta

Ho un amico ingegnere di cui ho già scritto nel post "I nuovi Re". Siamo amici da molti anni e, come scrivevo nel post precedente, spesso parliamo di politica. La sua tesi contempla una visione entusiastica del quadro economico in cui opera la Piccola Impresa. In effetti, ricordo perfettamente negli anni ottanta, quando imperavano i governi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), insieme al mio amico, era tutto il Paese a osannare il sistema italiano delle Piccole Imprese. Un sistema basato sulla parcellazione del tessuto industriale dando, nella stragrande maggioranza dei casi, la conduzione dell'impresa ai componenti familiari della proprietà. Nulla da eccepire, per quel periodo!


Negli anni novanta prese forma un altro Totem. Con l'avvento di un'economia fondata prevalentemente sul terziario, si tendeva a magnificare la Partita Iva. La professione libera diventò un faro che illuminava la stragrande maggioranza dei giovani: sia quelli indirizzati verso un'attività ad alta scolarizzazione; sia gli altri, indirizzati verso un'attività di tipo artigianale. Così che all'inizio degli anni duemila, fatto cento il numero delle Partite Iva presenti in Europa, l'Italia ne aveva pressappoco venticinque. Un vero record. Nel frattempo i grandi santuari dell'industria venivano demoliti. Aziende con molte migliaia di dipendenti venivano smantellate in virtù dell'avvento del "Piccolo è bello". Quindi dismissioni, esternalizzazioni, acquisizioni a non finire.


Questo sistema della Piccola Impresa e delle Partite Iva, affermava il mio amico ingegnere, è stato per molti anni il fiore all'occhiello della nostra economia. Qualche volta mi permettevo di obiettare che se queste imprese non si fossero consorziate tra loro per condividere servizi, consulenze, comuni esternalizzazioni e, soprattutto, RICERCA, sarebbero finite miseramente nel pantano del declino. Intanto la "nave" andava e il verbo liberista dell'economia si affermava. Tutti vivevano felici e sorridenti, soprattutto il mio amico ingegnere quando mi stuzzicava per la visione troppo prudenziale che avevo dell'economia. Tanto sarebbe stato il mercato ad aggiustare tutto!
Bene! Anzi male! Il mercato ha proprio aggiustato tutto. Basta girarsi intorno e leggere quanta felicità brilla negli occhi dei tanti, tantissimi disoccupati, precari e sottoccupati.


E' noto che il numero dei brevetti registrati, negli ultimi anni, è calato notevolmente. Quindi le imprese se vogliono innovare devono attingere, spesso, a brevetti non italiani. La RICERCA nelle università, a causa dei tagli finanziari, è praticamente irrisoria. Le Piccole Imprese, proprio perché piccole, non avranno mai le risorse necessarie per finanziare tale importante attività. Solo nelle grandi aziende è possibile trovare dipartimenti che mirano a studiare nuovi materiali e nuovi sistemi da brevettare. Ma oramai sono pochissime, non sono il tessuto primario dell'economia del Bel Paese.
Intanto se le nostre aziende non innovano i loro prodotti, finiranno per essere stritolati dalla concorrenza estera.

 

L'amico mio ingegnere sta prendendo coscienza che non sempre "Piccolo è bello"...

 

 

30.01.2013